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Una cosa indispensabile da portare a Formentera

La mia valigia per Formentera è quasi sempre la stessa: infradito, pareo, altri pochi indumenti senza chiusura lampo, sciarpetta in cotone, felpa (io ho quelle di Nomands, a seconda del viaggio scelgo quale colore portare:). Poi, a seconda del periodo dell’anno, posso aggiungere qualche indumento o accessorio.

Ma c’è una cosa che non dimentico mai. Qualcosa di indispensabile per poter davvero dire di essere stati a Formentera. Sto parlando della flessibilità.

Credo di aver imparato che più vuoi le cose fatte in un certo modo e più a Formentera saranno probabilmente l’esatto contrario. Più ti impegni a far in modo che qualcosa accada e più si materializzerà il suo opposto. E ora, dopo vent’anni di viaggi sull’isola, forse ho capito perché e proverò a spiegarlo.

Formentera è il luogo giusto per lasciare/lasciarsi andare. Non mi sto minimamente riferendo a scatenarsi come se non ci fosse un domani per una settimana o per il tempo della vacanza. Piuttosto, a mettere da parte i propri timori e le proprie pre-occupazioni. Siamo abituati tutti quanti a occuparci prima (pre-occuparci appunto) di tremila cose. Ecco lì non serve, perché tanto sarà l’isola a decidere.

Amo andare a Formentera perché è un luogo che chiede ai suoi visitatori di affidarsi. Escludendo il turista che ci va solo per una settimana di vacanza al mare, così come potrebbe andare in Grecia o in Sardegna, ho l’impressione che l’unico vero modo di scoprire Formentera sia andarci senza aspettative, facendo piazza pulita di noi stessi, arrivare come dei bambini timidi. È molto probabile allora, che accadrà qualcosa di incantevole.

E invece spesso vedo che chi arriva a Formentera pensa solo a preoccuparsi di questo, o di quello, e si pretende che ci sia questo o quello…. Eppure a Formentera fino a dieci anni fa non c’erano né il comune né tantomeno l’ospedale… La ricerca di tutto il superfluo a cui siamo abituati (io per prima) nelle città in cui viviamo, non ha nulla a che fare con quello che davvero può essere unico a Formentera: il ritorno alla Natura, all’essenzialità, all’immensità del nulla. All’accontentarsi (e in questo caso davanti si ha un vero paradiso, quindi accontentarsi non dovrebbe essere tanto difficile).

Quando sono lì, e parlo anche per tanti amici che provano la stessa cosa ogni volta che ritornano, la sensazione più bella che l’isola mi regala, è quella di non aver bisogno di nulla. Un bel lusso, se penso a quanti fermagli, accessori, borse e borsette, ammennicoli, cianfrusaglie, biancheria di ogni genere, ecc. ho nell’armadio in Italia. Pareo infradito e al massimo una collana hippy-chic. Nada màs.

Non si tratta di atteggiarsi a figlia dei fiori poche settimane l’anno, ma anzi, di provare a portare quella essenzialità che sarebbe lo stato normale (non ditemi che è normale comprare tutto quello che abbiamo nelle nostre case!) nella vita di sempre, con un recupero della natura non tanto all’esterno (se vivi a Milano non è che puoi far finta di essere in Amazzonia:/), ma interiormente. Almeno questo è stato tra i più grandi regali che l’isola mi abbia fatto.

Chi mi conosce sa che amo la bella vita, e quindi Formentera mi piace anche per la sua leggerezza. Un tramonto al Molino nel parco naturale, in un ambiente lounge, non me lo nego di certo, perché dovrei? Ma non arrivo a Formentera con la pretesa di trovare quello che voglio. Il mio consiglio (ed è credetemi un grandissimo consiglio) è andarci con la massima flessibilità, per essere disposti ad accettare di trovare, solo quello che troveremo. Nada màs.

Circa Stefania Campanella

Scrittrice di libri di viaggio a Formentera (ma non solo), grande conoscitrice dell'isola e fondatrice di Formentera Filo Blu, un'associazione no profit per promuovere l'isola più autentica. Copywriter e Content Manager come professione, amante del vino e della buone "onde" nel tempo libero.

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