Archivi per la categoria ‘Spiagge e Luoghi’
Le spiagge di Formentera, rispetto incluso
Quasi tutti sanno che le spiagge di Formentera sono formate da 20 km e più di spiaggia con sabbia bianca e acqua trasparente, che combina diverse tonalità di azzurro. Visto che si avvicina il periodo estivo, ecco qui un elenco delle spiagge dell’isola (quasi ovunque si pratica il nudismo) e qualche regola da rispettare per chi si reca da quelle parti:
Es Calò: paesaggio che ricorda “i pescatori al rientro dal mare”. Piccola ma tonalità del mare indimenticabili. Ristorantini di pesce con vista mozzafiato (provate l’insalata payesa). Interessante la targa dedicata alla scrittrice catalana Montserrat Roig.
S’Arenal: si trova a Mitjorn e si differenzia dal resto della spiaggia per la presenza di diverse conchiglie (che sarebbe carino non portare via), anche Cala Des Morts è raggiungibile da qui (piccola caletta).
Es Cavall d’es Borras: è la piccola spiaggia vicina al porto, comoda perché alle spalle è piena di alberi che proteggono dal sole nelle ore più calde. Abbastanza rustica e poco frequentata. Possibile presenza di alghe.
Ses Platgetes: si trova a 300 metri da Es Calò, acqua fosforescente. Chiosco per ristoro vicino.
Cala Saona: stupenda ma infrequentabile in agosto; ombrelloni, pedalò, superaffollamento di bambini. Adatta alle famiglie con bambini piccoli o dopo le 20.00 per godersi un romantico tramonto.
Es Pujols: la zona più adata alle famiglie per la vicinanza di alberghi e negozi. Accesso a piedi facilissimo, sabbia, attrezzata anche per l’accesso in spiaggia dei disabili.
Illetes: la più bella spiaggia di Formentera, situata nel punto più a nord dell’isola. In agosto troppa gente, ma ugualmente spettacolare, soprattutto per la lunga lingua di spiaggia che finisce ad Espalmador, l’isolotto disabitato dove i più coraggiosi si ricoprono con il fango naturale presente qui. Si paga per entrare (2 euro la moto 4 l’auto). Fa parte del Parco naturale Ses Salines.
llevant: spiaggia molto lunga, a tratti attrezzata, da cui è possibile raggiugnere a piedi Illetas o Es Pujols.
Migjorn: la più grande dell’isola, si estende dalla Mola a Cap de Barbaria (è lunga 5 km). Si trovano chioschi per aperitivi di massa, ma anche angoli mistici poco frequentati persino in agosto. Il consiglio: un calamaro a la plancha in uno dei ristoranti sul mare.
Bene, sarebbe utile ricordarsi che in tutte queste spiagge non vanno lasciati i mozziconi di sigaretta. Ogni estate le spiagge si ricoprono di cicche lasciate dai turisti. Visto il tempo non proprio cortissimo che impiegano per biodegradarsi (circa 2 anni) sarebbe rispettoso non abbandonarle in spiaggia.
Inoltre, la maggior parte delle spiagge a Formentera ha alle spalle le dune, che sono recintate non tanto per bellezza ma per delimitare una zona che non va assolutamente calpestata per motivi di rigenerazione del terreno. Possiamo evitare di salirci, come spesso capita di vedere, per fare le foto? Soprattutto al Big Sur (bar per aperitivi), dove le dune sono rovinate grazie a tutti quelli che per fare le foto al tramonto ci sono inspiegabilmente saliti sopra.
Per il resto, buone vacanze a tutti.
C’era una volta il grano
Formentera basa la sua economia sul turismo, attratto soprattutto dalle sue bellissime spiagge. Ma in passato, la sabbia non aveva nessun valore. Anche nelle eredità, i terreni sabbiosi non venivano considerati. Il nipote del proprietario antico di Espalmador racconta che l’isolotto venne ceduto a un prezzo bassissimo, in quanto lì non vi cresceva nulla.
Essendo un’isola dove la terra produce pochi frutti, è stato il grano, in passato, ad aver rappresentato una risorsa fondamentale per gli abitanti dell’isola. Lo stesso nome Formentera deriva da frumentaria (o almeno questa è l’ipotesi più accreditata).
Per questo non si può perdere una visita al Molì Vell, il vecchio Mulino, situato alla Mola.
Oggi è ancora custodito da un esponente della famiglia che per generazioni lo ha gestito. Costruito nel 1778, quando l’isola iniziava a essere ripopolata dopo tanti anni di abbandono, l’unico mulino delle isole Pitiuse (le isole dei pini, Ibiza e Formentera) con la qualifica di stato funzionante.
En Juan, l’ultimo molinero, è colui che possiede le chiavi di questa importante costruzione dell’isola. È lui a raccontare che nella minuscola casetta al lato del mulino soggiornò Bob Dylan alla fine degli anni 60.
Ecco perché il grano appare nello stemma dell’isola, che raffigura appunto una spiga, la torre e il mare.
Le torri sono il simbolo della difesa, dove si riparavano gli abitanti in caso di attacco degli invasori. E il mare, naturalmente. Tornando al grano, esiste una celebre dichiarazione d’amore (che recita il cantico dei Cantici) che lo nomina. Per questo nel libro Formentera non esiste è dedicata proprio a Formentera:
La Mola nascosta: tra rave e leggende
Tutta la Mola, la parte più alta dell’isola, è caratterizzata dalla presenza di tantissime grotte .
Molte, racchiudono leggende legate a pirati e a strane storie. Alla maggior parte si accede via mare, ma alcune, come la Cova de Estrips, si puà raggiungere solo a piedi. Si trova infatti a picco sul mare.
La caratteristica principale è la sensazione di allontanamento dal mondo che si prova a entrarci dentro. Spingendosi un po’ al suo interno, dall’apertura si vede il cielo e non il mare. Ci si sente più vicini al cuore della terra…
Ma a riportare alla realtà è una macchina scavatrice posizionata dentro la grotta sulla sinistra (entrando). Pare che negli anni 80 fossero iniziati i lavori per costruirci dentro una discoteca ma che poi, fortunatamente, furono interrotti. La macchina però è ancora lì, a ricordare questa stravagante iniziativa. Ogni tanto, la Cova si trasforma lo stesso in discoteca in occasione di qualche rave.
Dal libro Formentera non esiste, Fino alla fine del mondo pagina 19:
Se a Cap de Barberia tutto comincia, qui tutto pare volgere alla fine. La Mola è un luogo trascendentale, poco terreno. Durante le notti estive i delfini urlano dal basso per ricordare che si tratta di un posto incantato. L’energia entra ed esce dalle sue innumerevoli grotte e anima i personaggi delle sue leggende. Pirati uccisi dal fumo dei nemici (Cova de Fum), sagome bianche (come le streghe di Sa Cala) o grotte malefiche (nella Cova Mala si può entrare solo due volte, alla terza si muore). Prima di addentrarsi nella notte delle streghe, vale la pena tornare indietro dal faro per fare ancora un giro. Dopo alcune case abbandonate e un campo con una vecchia sedia, ottima come soggetto per una bella foto al tramonto, si arriva a Cova des Estrips, una grotta che si affaccia sul mare; negli anni 80 qualcuno pensò di costruirci dentro una discoteca. Fortunatamente, i lavori furono bloccati, anche se all’interno è ancora presente la macchina scavatrice.

La scavatrice rimasta nella grotta della Mola
Sete Blu
Sempre il mare uomo libero amerai…
Il primo capitolo del libro “Formentera non esiste” si intitola Sete blu perché parla del mare. Quello che ha reso famosa Formentera in tutta Europa per i suoi colori caraibici.
Anche se siamo tutti abituati a vederlo da fuori, vale davvero la pena tuffarsi in questo azzurro per scoprire la bellezza dei suoi fondali e dei suoi abitanti.
Nelle acque di quest’isola vivono fantastici pesci, come quelli che appaiono in questo video girato da una delle scuole di sub presenti a Formentera.
L’evento che celebra la vita sommersa dell’isola è la Settimana della Fotografia Subacquea, una competizione che premia la foto più bella scattata alla fauna e alla flora di queste acque.
Una piccola anteprima tratta dal capitolo Sete Blu:
In questo mare vivono moltissimi pesci, un po’ disturbati forse dal turismo intenso degli ultimi anni. Non mancano neanche i delfini, qualcuno li ha avvistati a Espalmador, dalla Mola o – sarà un’altra leggenda? – accanto alle barche con a bordo una donna incinta. Deve essere sorprendente esplorare i suoi fondali, come avviene durante un’altra manifestazione che celebra il mare: la Settimana della fotografia subacquea, giunta già alla sua seconda edizione. Scatti di vite sommerse, con divertenti primi piani di alcuni straordinari abitanti del fondo marino, davvero fotogenici, come dentici, saraghi e murene. Un mare paradisiaco non poteva non attrarre anche il pesce più cattolico, il pesce San Pietro: su richiesta di Gesù, Pietro afferrò questo pesce per estrarre una moneta d’oro e così le sue impronte rimasero sui fianchi del pesce che, infatti, riporta due cerchi laterali. Ma l’oscurità aspetta i più temerari a circa trenta metri di profondità, per incontrare alcuni barracuda, quelli che hanno occupato la piattaforma galleggiante affondata nel 1996, usata in passato come vivaio…
Il Mercato della Mola
Il mercoledì e la domenica, durante i mesi estivi, dalle 16.00 in poi si comincia a vendere uno sciame di motorini che si dirige verso la Mola (la parte più alta dell’isola). È il richiamo dello shopping. Infatti, in questi due giorni si svolge il variopinto e coinvolgente mercato “hippy” di Formentera, la fira artesanal (fiera artigianale).
In realtà, si tratta di bancarelle dove espongono veri e propri artigiani dell’isola, non solo quelli che stabilirono qui nel pieno degli anni 60. L’ultimo hippy autentico rimasto, si dice, è il mitico Eric, che accompagna magistralmente con la sua chitarra gli acquisti dei visitatori.
Tra un banco e l’altro si potranno ammirare e acquistare – sempre accompagnati da qualche esibizione musicale – tantissimi prodotti creati con materiali naturali, dal legno alla pietra, dal cuoio all’argento. Ma anche quadri e sculture ispirati all’isola. Tutti Made in Formentera. Come i colorati ciondoli di Tania, che vive proprio alla Mola.

Questo imperdibile mercato fu creato da alcuni artigiani e artisti diversi anni fa. Uno di loro è il celebre Eric Majoral, che si stabilì qui nel 1973, iniziando a creare dei gioielli, che da Formentera sono arrivati fino a New York. Nel suo sito si legge una dedica “…All’isola che con i suoi paesaggi e la sua gente mi ha concesso il privilegio di vivere in un contesto unico e gratificante”.
Sex in the island
Lucia e il Sesso è un film del regista spagnolo Julio Medem (del 2001) interamente girato a Formentera. “Quest’isola è un gigantesco coperchio, non poggia su nulla, è tutta fatta di buchi, e quando c’è la tempesta, gli abitanti hanno il mal di mare e non sanno il perché” sente dire la protagonista appena arriva sull’isola.
È la storia di una donna che per fuggire al suo passato si rifugia nell’isola, entrando a far parte di un intreccio di altri drammi e di passioni, raccontato spesso con scene erotiche. Questo è un montaggio delle migliori scene (bellissime le riprese al faro):
Paz Vega non necessita di presentazioni. L’altra attrice che compare nel film, Najwa Nimri, fa anche la cantante (a sua hit più famosa è Dead for you) e Julio Meden ha appena ultimato Habitación en Roma, la storia di un amore lesbico, presentato al Festival del Cinema di Berlino. Le musiche di Lucia y el Sexo sono di Alberto Iglesias che ha lavorato in tutti i film di Pedro Almodóvar, tra cui anche “Los Abrazos Rotos”.
Per me la vera protagonista del film è una Formentera spettacolare, come quella della lingua di Illetes completamente deserta.
Hippy e Maestri al Fonda Pepe
Negli anni 60 a Formentera c’erano i peluds (=capelloni), gli hippy, così chiamati dagli abitanti dell’isola, che vagavano in cerca di amore e di libertà tra il Blue Bar di Migjorn, la Mola e il bar che li ospitava al tempo: Il Fonda Pepe. Niente elettricità e solo strade sterrate e l’incanto di un’isola meravigliosa dimenticata dal mondo. La foto che vedete è senz’altro la più bella e significativa scattata al tempo. Il fotografo è Reinald Wünsche (Berlino 1943/Formentera 2008). Tutti gli scatti di questo Maestro, purtroppo scomparso, raccontano tempi e sogni lontani, ma sono un patrimonio fotografico imperdibile. Oggi al Fonda Pepe si va per mangiare una Paella barata (economica), ma i chupitos (bicchierini di liquore) serviti al bar che precede la sala ristorante hanno ancora il sapore di quegli anni.
Aspettando al Blue Bar
Questa settimana dovrebbero chiamare dalla tipografia per dirmi il giorno della stampa del libro. Per smorzare la tensione mi siedo (mentalmente) sulle gradinate del mitico Blue Bar, al centro della spiaggia di Migjorn. Da qui, ogni mattina spio prima di iniziare a lavorare il tempo che fa a Formentera, grazie alla webcam posizionata sopra il tetto del locale. D’estate, questo bar è molto frequentato a qualsiasi ora del giorno da chi viene in vacanza. Le patate fritte (fatte al momento) sono uno sfizio che completa il piacere di una vista tanto suggestiva come quella che si gode da qui.
Negli anni 60 ci venivano gli hippy. Per questo il Blue Bar è uno dei bar leggendari di Formentera. Su facebook potete trovare Peter, che lo gestisce (forse ne è il proprietario, non lo so con certezza) e che ogni giorno mette online dei bellissimi video dedicati agli angoli più affascinanti dell’isola. Mi bevo quindi un mojito apettando che arrivi una mail dalla tipografia che annunci l‘Imprimatur tanto atteso…
Parlamos un poco italospañol?
En Formentera vive y va gente de todo el mundo (credo che in italiano questo si capisca senza bisogno di traduzioni). Sobre todo en los ultimos años 90 en la isla se hablaba casi solo en italiano. Antes habia los alemanes, ahora estan llegando los penisulares y los portogueses.
Ademas hay suecos, franceses y americanos. Por eso, como he empezado a anunciar del libro, por internet mucha gente me me ha pedido un blog en castellano. Entonces (allora), ho pensato di scriverlo un po’ come viene: a volte in italiano a volte in castigliano (he pensado en escribirlo mezclando los dos idiomas). Spero quindi che i visitatori no rimangano sorpresi nel trovare alcuni post scritti con uno strano mix di lingue.
Asì es la isla (por lastima, purtroppo, no hablo el catalan que es el idioma originario de Formentera) y asì intentaremos ser nosotros (vosotros que leéis y yo que escribo) para contarla. Hasta pronto. Y que me vayais a perdonar los errores!



















































